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Molto volentieri, pubblichiamo l’esperienza di Antonino, nostro ex volontario in European Solidarity Corps nonché fresco partecipante al Training Course “Write a project, be the change” a Busteni (Romania).

Busteni

Se adesso, ancora prima di scrivere queste poche righe, mi venisse chiesto di tracciare un bilancio di questi primi mesi del 2020 non saprei davvero da dove cominciare, per tratteggiare un ritratto anche solo parzialmente accurato di quanto avvenuto finora. O forse sì: se la pandemia che serpeggia, dalla risoluzione ancora incerta, ci ha distolto forzosamente dalle incombenze del presente, portandoci a ridefinire il modo in cui viviamo e i progetti che si avevano per l’avvenire, val la pena fare un passo indietro e tornare, con la mente almeno, a quanto avvenuto fino a poco più di un mese fa.

Il 2019 è stato per me un anno di scoperte, conoscenze ed esperienze che mai avrei pensato di fare: questo grazie al tempo trascorso da volontario del Corpo Europeo di Solidarietà in Romania, più precisamente a Sighişoara. Più di una volta mi sono trovato a raccontare l’indecisione che precedette la scelta di andarci sul serio, in questa piccola perla della Transilvania; e altrettante sono state le occasioni in cui ho condiviso con amici e conoscenti, una volta di ritorno a dicembre, buona parte di quanto visto e fatto.

Il groppo in gola che non esitava a fare capolino nelle prime due settimane dal rientro, a ripensare la quotidianità vissuta lì, mi ricordava quel che ho dato ma soprattutto quello che ho ricevuto; le volte in cui mi sono confrontato coi miei sbagli ma anche con quel che non sapevo di poter fare e che invece ho fatto; le persone amiche e quelle amate. E non erano metaforiche le lacrime che seguivano poco dopo; d’altro canto, con esse è maturata anche l’idea di restituire qualcosa.

Cosa? Innanzitutto, il privilegio di aver potuto intraprendere un percorso simile: in tempi, come quelli che stiamo vivendo, in cui il lessico quotidiano è una sarabanda di isolamenti, quarantene e tamponi, ricordarsi di quando mezza Europa era seduta con me a tavola o a chiacchierare attorno a un falò è anche un po’ ricordarsi del motivo per cui ciò è stato (ed è, e sarà ancora) possibile. E quale modo migliore per restituire qualcosa del mettersi in opera per creare delle nuove opportunità?, ho pensato.

Antonino ed i suoi colleghi

È con questo intento che, sul finire di febbraio, col supporto dell’Associazione Attiva-Mente, ho partecipato al Training Course “Write a project, be the change” organizzato dalla ONG rumena ASK Yourself. Il Training in questione si proponeva di istruire partecipanti da Lituania, Polonia, Romania, Spagna, Turchia e Italia su come scrivere un progetto nel quadro della Mobilità per giovani e operatori giovanili (Key Action 1) di Erasmus Plus. Sviluppare quella che inizialmente è “solo” una buona idea con lo scopo di farne il nucleo di un Training Course o di uno Youth Exchange e, auspicabilmente, vederlo realizzarsi.

Soltanto due mesi dopo il mio ritorno in Italia, eccomi di nuovo su un volo per Bucarest ma con una destinazione finale diversa: Buşteni, piccola cittadina nel centro del Paese incuneata tra alte montagne innevate. Un altro paio d’ore di pullman e torno a Sighişoara, penso, quando è già il momento di scendere: fatto salvo il gelo, che non ha bisogno di presentazioni, tornare a respirare un’aria tutto sommato familiare ha reso più semplice l’adattamento ai dieci giorni successivi.

Giorni che hanno visto me e gli altri partecipanti confrontarsi vicendevolmente con esperienze, qualità e aspettative che più variegate non si potrebbe. Giorni intensi, dove non c’è stato solo spazio per esercitarsi ma anche per riflettere; e non sono mancati rimandi alla mia esperienza da volontario ESC, come l’attività in un liceo del posto volta a individuare i bisogni formativi dei ragazzi che avrebbero poi dato il la all’elaborazione di un progetto vero e proprio. Fuor di retorica, è in quello scambio con gli studenti che il proposito che io e gli altri partecipanti al Training avevamo e abbiamo tuttora trova un suo senso: non tanto nelle informazioni ricavate dagli incontri, quanto dallo spirito di condivisione che tutti speriamo diventi il carburante dei nostri progetti e, in ultimo, di una Europa che anche attraverso queste iniziative sappia rinnovarsi dopo questi frangenti difficili.

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