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Romania?

Perché mai?!

 

Parecchi mesi fa, mi fu portata all’attenzione una proposta tanto interessante quanto bizzarra: spendere cinque mesi della mia vita in una città rumena, destinazione Arad, scopo Servizio Volontario Europeo. Da qui voglio partire per spiegare cos’è cambiato, forse non nella mia vita, ma sicuramente nella mia persona.

Come ho già annalisadetto, tempo fa (esattamente nell’aprile 2015) un caro amico (Vincenzo Giannone, socio e fondatore dell’associazione Attiva-Mente di Modica) mi portò all’attenzione la pubblicazione di un bando destinato ai giovani, entro i trent’anni, per svolgere cinque mesi da volontario europeo in Romania; io, da giovane laureata italiana priva di un vero lavoro e/o di prospettive, accetto senza battere ciglio! Beh certo, non è che tutti sognino di passare interi mesi a lavorare in Romania, cosa ci può mai essere lì? Il nulla! Eppure io non esito, decido di fare domanda…potrebbe essere comunque un’esperienza formativa!

Arriva il momento della risposta, la mia domanda viene accolta, da giugno lavorerò nel programma Life+ promosso dall’organizzazione OfensivaTinerilor di Arad. A questo punto il problema è: come lo spiego a parenti e amici che andrò a stare cinque mesi in Romania? È strano come dire “Vado a stare in Romania” suoni molto diverso da “Vado stare in Inghilterra (o Francia, Germania, Spagna ecc.)”, già perché in Italia vige il mito della persona rumena che viene in Italia a lavorare,o anche a rubare, e in Italia, si sa, i miti son difficili da sdoganare! L’opinione comune è chiara: la Romania è povera, non c’è nulla, non sanno cosa sia l’arte o lo stile, molti sono delinquenti e poi…gli zingari?! È chiaro che tutti gli zingari vengono da là! Fortunatamente la mia famiglia, i miei amici, sono persone che vanno oltre questi luoghi comuni e, pur non comprendendo appieno i motivi della mia scelta, mi hanno appoggiata e di questo sono loro grata.

Dopo saluti, abbracci e valigie finalmente si parte, la Romania è pronta ad accogliermi. La paura c’è, ma la speranza è di più! Ad Arad vengo accolta da un membro della mia hosting organization (l’organizzazione che si occuperà di me e del mio progetto ad Arad), lì vivrò in un appartamento con altre ragazze di varia nazionalità, coinquiline durante la permanenza rumena, carissime amiche adesso. Un paio di giorni ed eccomi pronta a svolgere le mie attività da volontaria europea. Nel mio progetto le attività sono tante: lavori in ospedale, al parco, in centri specializzati e anche nei villaggi. Lì hai modo di lavorare con bambini ospedalizzati, con bambini gipsy, orfani o con difficoltà, ma anche con bambini che hanno una famiglia, la salute e una casa. Il bello è questo, che puoi dire “lavoro con bambini, punto e basta”, senza bisogno di specificare,perché i bambini sono tutti uguali e, almeno loro, non hanno bisogno di essere categorizzati per giocare e divertirsi insieme. L’attività non formale con i bambini ti fa acquisire un’empatia inimmaginabile; nonostante le barriere dovute alle differenze linguistiche, ho imparato, puoi lavorare e collaborare con loro, basta trovare canali alternativi di comunicazione. La mia attività di progetto, tuttavia, non si è limitata a ciò. Nei cinque mesi passati lì, ho lavorato, con il mio team, per portare avanti campagne di sensibilizzazione ed eventi di promozione dell’EVS – SVE, Servizio Volontario Europeo in Italiano, ndr – (proprio in quest’occasione ho scritto e diretto una breve commedia intitolata CrazyVolunteers in Arad, volta a spiegare qual è la vita tipo di un volontario ad Arad e a raccontare la mia esperienza lì), ho scritto articoli giornalistici in inglese, ho gestito siti web, photogallery e pagine facebook.

EVS non è però solo lavoro! Nel periodo di permanenza in Romania ho viaggiato molto, nei modi più disparati possibili, ho conosciuto gente di ogni nazionalità, ho trovato molti amici, ho imparato nuove lingue senza nemmeno accorgermene. In Romania ho visto luoghi bellissimi, ho conosciuto persone eccezionali e ho capito che in fondo “loro” non sono così diversi da “noi”. Se c’è una cosa che ho appreso è che per abbattere i muri costruiti dagli stereotipi culturali dobbiamo essere disposti a vivere oltre gli stessi muri. Solo vivendo immerso in una cultura, e diventandone parte, puoi capirla e apprezzarla. Forse EVS è proprio questo: consentire ai giovani provenienti da luoghi diversi di mescolarsi, e di mescolare le loro culture, per capire che, al di là della propria nazionalità, una  persona è semplicemente una persona!

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